Come e perché stiamo divorando il nostro Pianeta

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L’ultimo numero di Focus dossier recita: “Stiamo divorando il Pianeta”, le nostre attività lasciano un’impronta sull’ambiente, oggi consumiamo l’equivalente di quasi due Terre.

Che cosa significa?

Ecco i fatti.

Nel 2019, si calcola, abbiamo usato l’equivalente di 1,75 Terre, sfruttando oltre l’80% delle sue possibilità di auto-rigenerarsi. Negli ultimi 50 anni, infatti, abbiamo accumulato un debito ecologico di oltre 18 anni di vita del pianeta. Significa che abbiamo consumato la produzione dei beni indispensabili alla vita (acqua, terra, piante, animali…) che la terra impiega 18 anni a creare nuovamente. Nel frattempo, il numero di abitanti umani sulla terra cresce, aumentando la domanda, mentre i nostri conviventi, il resto della Natura, abbassa la propria soglia di esistenza. Anche qui, in poche parole, significa che la nostra impronta ha un diretto impatto sulla loro estinzione o sopravvivenza.

L’Overshoot day (il giorno del sovrasfruttamento ecologico, che calcola il giorno in cui abbiamo finito le risorse naturali che la terra impiega 365 giorni a rigenerare), nel 2020 è caduto il 22 agosto, quattro mesi prima del suo ciclo naturale (che è fine anno). L’anno prima, 2019, tutte le risorse che la terra rigenera in un anno solare, erano state consumate il 29 luglio, un mese prima. Il 2020, grazie alla pandemia da Covid19, i consumi hanno avuto un rallentamento e la terra ha guadagnato un mese. Non è di certo un bel dire, e mi vergogno che abbia dovuto usare la frase GRAZIE alla Pandemia.

Come è potuto accadere?

Negli ultimi 70 anni, abbiamo consumato più energia e risorse che negli ultimi dodicimila, soprattutto bruciando combustibili fossili.

Tenete conto che un albero ci mette 50 anni a crescere, a raggiungere per così dire la propria maturazione. Il petrolio, invece, si forma in milioni di anni, e se utilizzato per l’industria (benzina, plastica, giocattoli etc.), inquina. Lo stesso discorso vale per il carbone.

L’uomo ha sviluppato una civiltà tecnologica, tecnologia che ha ormai sancito il nostro livello di sopravvivenza. Ma per mantenere questo speciale benessere (che principalmente è sfruttato da poco più di un terzo della popolazione), abbiamo avuto bisogno di estrarre molte più risorse naturali (che servono per i nostri cellulari, la tv, le macchine etc.), viaggi, cementificazione (case, strade etc.) e agricoltura per produrre più cibo, e così via…

Continuando a bruciare combustibili fossili per produrre l’energia necessaria a far muovere la nostra Società, immettiamo dei gas nell’atmosfera, creando un effetto serra devastante. I pre-esistenti gas serra nell’atmosfera servono per trattenere il giusto calore che proviene dal sole, e ripartirne una parte sulla terra al fine di mantenere un clima ideale per la sopravvivenza delle specie, tra cui la nostra. Generando inquinamento, e quindi producendo più CO2 (anidride carbonica, un gas serra), in atmosfera viene trattenuto più calore. La CO2 che entra in atmosfera, aumentando la concentrazione di questo gas, vi permane un secolo per il 40%, il 20% per mille anni (1.000), il 10% per diecimila (10.000).

Ciò significa che abbiamo condizionato la vita dei nostri figli per le prossime 400 generazioni.

Per la maggior parte di noi, e per la quasi totalità di chi legge questo articolo, il Cambiamento Climatico non è realtà, è qualcosa per sentito dire, fumo negli occhi, un trend o una moda delle nuove tendenze hippy per dare sfogo alle proprie frustrazioni.

Ebbene, come già detto in un precedente articolo, il Climate Change è cosa definitiva. Alcuni scienziati ne parlavano negli anni ’70, e non sono stati ascoltati. C’è voluto un pò per capire, poiché i motivi che generano questo cambiamento sono legati all’economia, allo stile della nostra civiltà.

Pensate che se tutto il mondo adottasse lo stile di vita degli americani, ci vorrebbero 5 Terre per sostenerlo.

Lo potete immaginare?

Io credo di no, e proprio per questo diviene complicato prendere coscienza della gravità della situazione.

Anche qui, ho precisato in un precedente articolo che non dobbiamo essere per forza noi la specie che continuerà a dominare questo mondo, e in nessun modo questo articolo vuole a tutti i costi far aprire gli occhi a chi ancora è scettico, e il motivo è presto detto: se non saremo abbastanza intelligenti da correre ai ripari, ci estingueremo molto prima di aspettare le famose 400 generazioni menzionate poco fa. Di conseguenza, qualcun altro (o qualcos’altro) prenderà il nostro posto. Fine. Titoli di coda.

Personalmente sostengo che abbiamo già superato il punto di non ritorno. Anni fa alcune personalità dicevano che ci mancavano 5 mila giorni o dieci anni per sistemare “l’insistemabile”, ma a essere onesti, credo che fossimo già in ritardo a quel tempo. E, comunque, quei giorni sono passati da un pezzo. Ricordo che persino Michael Jackson, nel documentario This is it, spiegava che avevamo pochi anni prima di invertire la rotta dei danni che avremmo causato prendendo alla leggera i cambiamenti climatici.

Dunque, quello che possiamo fare è adottare misure di contenimento, proiettate al futuro. Non per noi, che in qualche modo ce la caveremo, ma per chi verrà dopo.

Gianfranco Bologna, direttore scientifico di WWF, nel numero 339 di Focus, dichiara: “Abbiamo trasformato i 3/4 delle terre emerse e impattato 2/3 degli ecosistemi marini. Abbiamo modificato i cicli dell’acqua, del carbonio, dell’azoto e del fosforo. E abbiamo prodotto quantità elevate di sostanze chimiche che non sono metabolizzabili dai sistemi naturali (pensiamo all’invasione delle plastiche). Stiamo modificando l’evoluzione della vita sul Pianeta, il clima e anche l’ecologia dei virus, come ha mostrato il Covid19. Se non cambiamo rotta, la nostra stessa civiltà è a rischio.”

Di questo passo, è stato pronosticato, che nel 2050 la nostra civiltà consumerà risorse per tre volte le possibilità della Terra.

Dal Dossier di Focus del numero 339, scopriamo che “Se i bovini fossero una nazione, con 5 giga tonnellate di CO2/anno, sarebbero il Terzo (3) più grande emettitore di gas serra dopo Cina (10,2) e USA (5,3).”

Quali sono i passi che possiamo nel nostro piccolo adottare per ridurre l’individuale impronta ecologica?

Focus spiega: “Le attività domestiche (dieta, trasporti ed energia) hanno un’influenza cruciale sulle emissioni, infatti il 65% delle emissioni globali di gas serra, e il 50-80% dell’uso di suolo, acqua e materiali, sono collegabili alle abitudini domestiche.”

Ecco la Top 10 di Focus (339)

Ognuno di noi, seguendo questa classifica, potrebbe ridurre di 9,1 tonnellate la CO2 emessa in atmosfera annualmente e riuscirebbe a contenere l’aumento di temperatura dovuto all’effetto serra entro gli 1,5-2 gradi centigradi previsti dall’accordo sul clima di Parigi.

  • Vivere senza auto (risparmio di 2,04 t/CO2 all’anno)
  • Usare l’auto elettrica (1,95)
  • Fare un viaggio aereo in meno (1,68)
  • Usare energia rinnovabile: pannelli solari, eolica etc. (1,6)
  • Usare i mezzi pubblici (0,98)
  • Ristrutturazioni edilizi: vedi Ecobonus 110% (0,895)
  • Dieta vegana (0,8)
  • Pompa di calore: come sopra, vedi Ecobonus 110% (0,795)
  • Attrezzature da cucina efficienti (0,65)
  • Riscaldamento da fonti rinnovabili (0,64)

Da un’osservazione attenta, possiamo dedurre che il prossimo cambiamento, per ridurre l’impatto ambientale, plasmerà il nostro modo di utilizzare la tecnologia e la dieta. Tuttavia, sarà solo un passo necessario dopo il quale avremo bisogno di farne altri.

Non possiamo dunque contenere e allungare il cambiamento climatico senza adottare certune misure. Adottare una dieta vegana, per esempio, comporta una ristrutturazione della filiera alimentare, uno dei fattori principali che generano la malsana impronta ecologica di oggi (al primo posto il carbonio con il 59% e al secondo posto i terreni coltivati con il 20%). Dunque, uno stile di vita il più possibile vegetariano, ha un impatto benefico maggiore rispetto a quanto detto sopra con la classifica proposta da Focus, poiché ciò che mangiamo non determina solo una scelta di principi o gusti, ma un modello che si estende dall’agricoltura ai trasporti (favorendo i prodotti locali, biologici etc.)

La tecnologia dovrà fare questo passo al più presto, e al momento qualcosa si muove, grazie anche a progetti come Tesla Motors e simili. Non sarà sufficiente a lungo termine, ma è quanto di meglio il mondo ha da offrirci. Elon Musk, CEO di Tesla Motors, ha già dichiarato di voler immettere sul mercato macchine elettriche economiche; dunque, a chi ha appena alzato la mano dicendo che sono mezzi costosi, la riabbassi e stia a vedere.

Non c’è un’altra scelta. Possiamo andare avanti alla cieca e continuare a divorare questo mondo, o possiamo fare un sacrificio necessario.

Pensate che nelle precedenti rivoluzioni, quelle che, ad esempio, ci hanno portato a questa era (rivoluzione industriale, prima e seconda guerra mondiale…), i nostri avi non abbiano pagato un prezzo altissimo? Il prezzo che andremo a pagare noi, adottando questi cambiamenti, sarà dopotutto minore, ma non meno importante, anzi, sarà di vitale importanza.

Una nota dolente, e che mi costerà critiche, ma di cui si parla e si sono fatte delle stime, riguarda il sovrappopolamento. In una prospettiva più ampia, non siamo poi così tanti. Il problema di essere questa umanità, questa civiltà (in particolare i residenti dei paesi ricchi), è che tutti insieme (chi nel presente e chi nel futuro) non siamo sostenibili. Ogni famiglia sta chiedendo troppo alla terra, e per questo si deve impegnare a ridurre il proprio impatto ecologico, adottando gli step elencati sopra (o il più possibile).

Anche se alcune nazioni hanno già adottato sistemi “ecologici” (la Svizzera ha incluso l’economia verde nella Costituzione nel 2016, la Germania sta investendo enormi quantità di denaro per passare al 100% di energie rinnovabili, etc.), l’impegno è quello di accelerare i ritmi, guardare al più imminente futuro come l’occasione di ristrutturare una casa marcescente, fragile e ostile. Con il Covid19, abbiamo guadagnato tempo, alcuni dicono ci abbia donato 5 anni o poco meno. Bill Gates dichiara che siamo destinati ad affrontare altre pandemie, che questo è solo l’inizio (già in Africa succede, e sembra che la tendenza si stia spostando anche verso di noi).

Non abbiamo più tempo per i giochi dei politici e il nostro desiderio di conformarci ai trend dei social media (che ci spingono a consumare male e ci confondono, portando la nostra attenzione a cose frivole, di davvero poco conto).

Per concludere. In questi giorni sono in Italia e vedo, tristemente, mascherine a terra, immondizia gettata tra i campi, un senso di civiltà che spesso è inconcepibile. Lo so che non sono tutti gli italiani, ma risulta tuttavia un dato scoraggiante. Se non iniziamo dal nostro piccolo, non saremo  mai in grado di sopravvivere.

Marcello Iori

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