Il mio nemico – conflitto russo / ucraino e la visione vedica della guerra

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Stiamo nuovamente assistendo a un altro conflitto: il conflitto russo-ucraino. Questo scontro, degenerato ufficialmente nel febbraio del 2014, si manifesta su diversi fronti: politico, diplomatico e militare. Le sue conseguenze potrebbero essere drammatiche, poiché c’è il rischio concreto che il mondo precipiti in una nuova guerra, coinvolgendo superpotenze come Cina e America. Inoltre, possiamo citare un altro disastroso conflitto che è quello tra Israele e la Palestina, amaramente dilagato subito dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale.

Tale scenario potrebbe portare a una vera e propria terza guerra mondiale.

Eppure, nel corso della storia, l’umanità ha affrontato moltissimi atroci conflitti. È possibile che non si riesca ad imparare dagli errori del passato? È possibile che non si riesca a superare le difficoltà nella gestione delle risorse del pianeta se non attraverso operazioni militari? O forse, c’è qualcosa di più profondo in gioco? Forse esiste qualcosa che impedisce all’uomo di andare oltre l’orizzonte di ostilità e violenza, di superare le divisioni e di lavorare insieme per un futuro migliore. Secondo la visione vedica, purtroppo, l’idea di un mondo senza guerre né conflitti, dove le persone possono godersi la vita in pace e tranquillità, è considerata pura utopia.

Scopriamo le ragioni.

La filosofia vedica considera l’essere umano intrinsecamente coinvolto in un costante conflitto interiore. Questo conflitto si manifesta nella lotta tra desideri materiali e aspirazioni spirituali, e si riflette nella società attraverso divergenze di interessi, ambizioni e potere. Inoltre, la visione vedica riconosce la natura ciclica del tempo e delle ere cosmiche (a questo link trovate un piccolo approfondimento a riguardo), in cui le epoche di pace sono inevitabilmente seguite da periodi di turbolenza e conflitto. Questo ciclo è intrinseco alla natura stessa dell’esistenza umana e cosmica. Per di più, il concetto di karma, centrale nella visione vedica, implica che le azioni umane hanno conseguenze inevitabili e che i conflitti sono spesso il risultato di azioni passate e presenti. Pertanto, secondo la visione vedica, un mondo senza guerre e conflitti può sembrare un’aspirazione nobile, ma è considerato irrealistico nell’attuale condizione dell’umanità, data la sua natura intrinsecamente conflittuale e la ciclicità della storia cosmica.

Non è casuale che la Bhagavad Gita, testo considerato il gioiello di tutta la conoscenza vedica, si svolga proprio nel bel mezzo di una guerra fra due schieramenti, i Pandava e i Kaurava. Questo contesto bellico fornisce lo scenario cruciale per l’insegnamento spirituale impartito da Krishna a Arjuna. Attraverso il dialogo tra Krishna e Arjuna, la Bhagavad Gita affronta profonde questioni filosofiche e spirituali, offrendo un’illuminante prospettiva sulla natura della vita, del dovere, della morale e del destino umano.

Come i Pandava simboleggiano i principi che lo yogi deve seguire per raggiungere la realizzazione, ovvero l’unione con Dio o con la Sua forma superiore, così i Kaurava rappresentano metaforicamente le forze che ostacolano il progresso spirituale. Secondo queste scritture, quando l’essere spirituale entra nell’universo materiale, si identifica non soltanto con il corpo materiale e i suoi sensi, che comprendono la mente e l’intelletto, ma anche con l’Ahamkara, ovvero l’ego materiale.

Quando questo ego si trova schierato con le forze materialistiche della creazione, contrassegna sei difetti, chiamati dosha.

Vediamo quali sono: 1. Kama (la concupiscenza): da questa radice nasce il famoso Kamasutra, che tratta dei desideri sessuali e delle loro manifestazioni.

2. Krodha (l’ira): l’emozione dell’ira, quando non controllata, può portare a azioni dannose e comportamenti distruttivi.

3. Lobha (l’avidità): il desiderio insaziabile di accumulare ricchezza e possedere più di quanto necessario, che porta a un attaccamento smisurato ai beni materiali.

4. Moha (l’illusione): la perdita della percezione chiara della realtà spirituale a causa dell’attaccamento e dell’identificazione con il mondo materiale.

5. Mada (l’orgoglio): un senso esagerato di sé e una sovra-stima delle proprie capacità, che impediscono di vedere la verità e di apprendere dagli altri.

6. Matsarya (l’invidia): il risentimento nei confronti del successo e della felicità altrui, che genera sentimenti negativi e distruttivi.

Questi sei difetti, secondo la prospettiva vedica, sono le forze che ostacolano il progresso spirituale e mantengono l’individuo legato al ciclo del desiderio e della sofferenza nel mondo materiale. Superarli richiede un impegno costante nel perseguire la purificazione dell’ego e nell’aspirare alla realizzazione spirituale. L’ego o Ahamkara, in sanscrito, si manifesta quando il sé divino si identifica con le facoltà di percezione e azione presenti negli strumenti del corpo e della mente, dimenticandosi così della sua vera natura spirituale. In altre parole, l’Ahamkara è il risultato dell’identificazione erronea del sé spirituale con il corpo, la mente e i loro processi. Questa identificazione porta l’individuo a percepirsi come un’entità separata e limitata, piuttosto che come una parte integrante del tutto cosmico. Questo senso distorto di sé conduce all’illusione di separazione e all’attaccamento al mondo materiale, generando desideri, paure, ansie e altre emozioni negative. E’ da qui che nascono i sentimenti e pensieri negativi che portano inevitabilmente al conflitto con gli altri esseri umani e non.

Per superare l’Ahamkara e riconoscere la propria vera natura spirituale, secondo l’antica saggezza vedica è necessario praticare con fermezza un’autentica via spirituale. Attraverso la meditazione, lo studio dei testi sacri e il servizio altruistico, l’individuo può gradualmente sganciarsi dall’illusione dell’ego e riconnettersi con la propria essenza divina. Questo processo di auto-realizzazione secondo la visione vedica porta alla liberazione (moksha) dall’illusione e al raggiungimento di uno stato di pace interiore e armonia con l’universo.

In conclusione, secondo i Veda, i mondi materiali sono concepiti affinché gli individui possano sperimentare gli effetti dell’identificazione con il corpo e l’ego materiale, insieme a tutti i difetti che ne conseguono. Di conseguenza, non sorprende che i Veda adottino una visione che non prevede il raggiungimento di un’armonia duratura su questi piani esistenziali, se non attraverso il cammino spirituale dello yoga o di altre pratiche autentiche. Per “autentiche”, si intende pratiche spirituali che non sono prodotte dall’uomo, ma che provengono direttamente dai piani puramente spirituali dell’esistenza. Queste pratiche offrono agli individui gli strumenti per superare l’illusione dell’ego e per riconnettersi con la propria natura spirituale, portando così ad una pace interiore e ad un’armonia più profonda con l’universo. Oltre a questo nemico interiore (l’Ahamkara), dobbiamo anche considerare quelle influenze negative che provengono dall’esterno. Secondo la visione vedica, esistono entità e forze opposte che agiscono nell’universo con lo scopo di generare il caos, il disordine e la distruzione. Gli Asura, una categoria di queste entità, sono spesso associati a forze demoniache o oscure che cercano di contrastare gli ordini divini e di oscurare la luce spirituale presente nell’uomo.

Scritto da Marco

Marco, inoltre, ti consiglia la lettura del seguente libro

 

Lo Yoga della Bhagavad Gita

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