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L’Acharya – Mike Tyson e l’importanza di trovare un maestro spirituale autentico

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L’Acharya – Mike Tyson e l’importanza di trovare un maestro spirituale autentico

Il maesto è necessario?

 

Quando questa domanda viene posta, se un maestro sia necessario nel percorso spirituale, oppure se possiamo tranquillamente fare da soli, solitamente ripondo con tre parlore: Iron Myke Tyson. 

A questo punto prima di procedere oltre mi gusto quella breve micro espressione di confusione mista a curiosità che questa risposta genera nell’ascoltatore. 

Probabilmente tale risposta spiazza poiché per nulla si penserebbe di associare a Mike Tyson alla figura del guru spirituale. E infatti non mi riferivo specificamente a lui, piuttosto alla relazione che Tyson ha avuto con il suo trainer e mentore Cus D’amato.

Tyson era un teppistello che combatteva per strada, un ragazzo molto irascibile ed impulsivo. A causa della povertà e della mancanza di opportunità in quanto minoranza razziale, Tyson ricorse a una vita criminale. Commetteva furti e rapine, frequentemente finiva dentro e fuori dal carcere minorile e dalle strutture di rieducazione.

D’Amato stabilì fin dall’inizio un controllo preciso su Tyson e lo guidò nell’arte di trasformare la rabbia interiore in qualcosa di utile. Canalizzò l’aggressività di Tyson verso il pugilato, prospettandogli un futuro nel ring. I due insieme trascorrevano ogni giorno in palestra.

Costantemente, con maestria, D’Amato seguiva il suo pupillo, gli insegnò a leggere e a scrivere, sapeva come gestire Tyson e lo istruì nell’arte di trasformare la sua insicurezza, il suo dolore, la furia interiore in un vantaggio. Incentrò l’aggressività di Tyson sul pugilato, prospettando alla giovane promessa un futuro nell’arena del ring attraverso l’allenamento quotidiano. D’Amato convertì l’inadeguatezza e le paure di Tyson in certezza e obiettivi, poichè per il leggendario allenatore italo-americano, l’obiettivo e la consapevolezza della propria forza interiore erano il fulcro principale del loro allenamento.

Il resto è storia che tutti ormai conosciamo.

Questo per sottolineare che senza il prezioso aiuto e la guida del suo mentore, molto probabile Mike sarebbe rimasto un teppista di Brooklyn e, considerando la strada che stava percorrendo, è altrettanto probabile che non sarebbe più tra noi oggi.

Sì, avrei potuto citare altri esempi, ma questo mi piace particolarmente perché parla di una relazione autentica basata su guida, amore e affetto reciproco (tra i due). È un legame che è riuscito a superare le barriere non solo razziali ma anche sociali, dato che Mike non era il figlio di D’Amato. Come ha dichiarato lui stesso, D’Amato lo ha fatto sentire e lo ha difeso ed educato come se fosse suo figlio, contribuendo a crescere e formare la persona che è diventato. Dalle stesse parole di Mike: “Lui era uno psichiatra, un dottore, era padre e madre, tutto in un unico individuo.”

La conoscenza pugilistica di Cus D’Amato era eccezionale, rendendolo così un maestro autentico in tal senso e in riferimento al mondo pugilistico, e come tale è riuscito a portare luce e speranza in un ragazzino violento, indisciplinato e circondato dalla degradazione sociale. Questo fanno i maestri: trasformano la materia grezza in sculture fatiscenti.

Quindi la riposta è: sì, certo, il maesto spirtuale è assolutamente necessario se si vuole vincere le numerose battagli spirituali che aspettano il neofita.

 

La mundaka upanishad afferma: “Chi vuole conoscere la scienza dell’assoluto deve avvicinare un maestro spirituale che appartiene a una successione di maestri e ha perfettamente realizzato la Verità Assoluta.”

Questi maesti spirituali sono anime realizzate che non scendono tra noi per occuparsi e lasciarsi coinvolgere nelle questioni relative ai bisogni materiali e fabbisongi temporali. Le cose di questo mondo non sono di loro interesse. L’Acharya viene qui al solo scopo di illuminare il sentiero verso il risveglio di ognuno di noi che abbia il desiderio di percorrerlo.

Secondo l’antica saggezza vedica, la conoscenza trascendentale fu originariamente impartita da Dio stesso a Brahma (il creatore o ingegnere del nostro universo), il quale la trasmise a Narada e Narada a Vyasadeva e così via fino a giungere a Sri Chaitanya. L’attuale Acharyadeva è il decimo anello di una successione di maestri che risale a Sri Rupa Gosvami, primo rappresentante di Sri Chaitanya.

Krishna e Arjuna

Questo per farvi capire che nessuno si può improvvisare maestro spirituale, o perlomeno se lo fa, lo fa senza autorizzazione. Quando questo accade, può diventare un problema perché chi si auto-referenzia maestro spirituale senza appartenere ad un lignaggio autentico, potrebbe interpretare il messaggio spirituale, o sabda brahma, attraverso la percezione dei suoi sensi imperfetti e, quindi, distorcere e deformare senz’altro l’insegnamento originario.

La Katha Upanishad mette in guardia: “Svegliatevi! Rendetevi conto del privilegio che vi offre la condizione umana (comprendere la scienza dello spirito). Il sentiero della realizzazione spirituale è arduo e affilato come la lama di un rasoio. Questa è l’opinione dei saggi trascendentalisti.”

A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

Quindi, in conclusione, se desiderate progredire nel vostro percorso spirituale, non solo sarà necessario avere un maestro spirituale che vi guidi, ma dovrà essere un maestro spirituale autentico. Sono proprio i Veda stessi a consigliare di fare molta attenzione a chi non possiede la qualifica spirituale per illuminare il vostro cammino.

Io stesso non sono qualificato per trasmettere il messaggio spirituale, il mio è solamente un tentativo di propagare come una eco quello che le Grandi Anime hanno realizzato e offerto a noi nella speranza di non incorrere nell’errore e cosi distorcere anche senza volerlo il messaggio originario.

Scritto da Marco

per approfondimenti: La Strada per il risveglio

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