YOGA: pura ginnastica o scienza dello spirito?

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LO YOGA: PURA GINNASTICA O SCIENZA DELLO SPIRITO?

Quando noi occidentali, condizionati da secoli da una cultura di stampo colonialista-materialista, sentiamo la parola Yoga, subito ci viene in mente quella ginnastica di distensione ed allungamento, oggi tanto popolare.
Bene.

Immaginatevi di essere degli stranieri in Italia e di non aver mai visto una pizza, ma avendone sentito parlare decidete di ordinarne una al ristorante. Una volta ordinata, il cameriere vi serve sul piatto la vostra pizza. Ma nella pizza manca quasi tutto. Non c’è né pomodoro, né formaggio, né olio, né sale, e né alcuna farcitura.
Buona la pizza?

Questo è quello che noi abbiamo fatto allo Yoga, in una sola parola: snaturato. Sostanzialmente, abbiamo estratto solo una parte del processo, ovvero le Asana (posture fisiche), che servono esclusivamente per rendere il corpo sano, affinché non possa disturbare la mente del praticante (Yogi) nel percorso successivo di meditazione.
Questo atteggiamento riduttivo e deviante non ci deve sorprendere, perché è frutto di una mente collettiva, prevalente in occidente, la cui attenzione è esclusivamente diretta a tutto ciò che è fisico e materiale.

In occidente, quindi, non mancano maestri e scuole di Yoga dove vengono per lo più insegnate alcune posture e tecniche elementari di Pranayama (tecniche di respirazione), promuovendo una scienza incompleta, riducendo lo Yoga a una spiritosaggine in cui i praticanti si dilettano a padroneggiare diverse pose, con lo scopo di migliorare la salute o impressionare.
Ebbene sì, oggi esistono in tutto il mondo competizioni e campionati di Yoga, un fatto del tutto fuorviante quando andiamo a fondo nello studio di questa Scienza dello Spirito.
Dunque, immergiamoci per un momento in quello che dovrebbe essere il vero spirito dello Yoga.

Lo Yoga mistico comprende ben otto fasi, richiede un impegno straordinario e non è assolutamente un percorso alla portata di tutti.
Nelle epoche precedenti, lo Yoga veniva infatti praticato dai grandi saggi che dovevano aderire ad uno stile di vita per gran parte di noi oggi impossibile da seguire. Consideriamo, ad esempio, la prima delle otto fasi dello Yoga, ovvero Yama (voti di astinenza). Ciò consiste in una vita regolata dove non si consuma la carne e non si fa minimamente uso di sostanze intossicanti, come alcol, nicotina, caffeina e, ovviamente, le droghe (oggi molto diffuse ad ogni livello del nostro tessuto sociale). Bisogna anche astenersi dal sesso ed evitare comportamenti nocivi a sé stessi e agli altri, come mentire e rubare.
Ma andiamo avanti e consideriamo, quindi, la seconda fase o Nyama, ovvero l’osservazione quotidiana di precetti etici-pratici fondamentali, come purezza fisica e mentale (di pensiero e azione), austerità, introspezione sincera o auto-osservazione, e l’abbandono a Dio (Isvara-Pranidhana).
Ed è proprio qui, nel sentire la parola Dio, che molti di noi occidentali cascano come mele dal ramo. La società moderna, infatti, rifiuta a priori l’esistenza di una potenza divina o Personalità Suprema Assoluta, anteponendo una visione della realtà atea, governata dal Caos e dalla probabilità.
Questo progressivo allontanamento dal Teismo, in favore dell’Ateismo, è anche a causa della religione giudaico-cristiana che per molti secoli ha influenzato la nostra società, proponendo (salvo in alcuni casi) un’idea distorta e incompleta di Dio, incapace di fornire risposte soddisfacenti.
Ma lo scopo del praticante Yoga, è proprio quello di conoscere e realizzare Dio.

Nella teologia vedica, Dio viene descritto come un’Entità infinitamente affascinante, da infiniti nomi e forme spirituali, che contiene in sé sia il principio divino maschile che quello femminile. (Nella foto sotto possiamo osservare la dualità nella forma di Radha e Krishna).


Il divino ha tre aspetti sostanziali: Sat (Eternità), Cit (Coscienza) e Ananda (Beatitudine).
Come manifestazione, anch’esso/a detiene tre aspetti: Paramàtma (Dio come presenza localizzata in ogni atomo e in ogni cuore o centro energetico), Brahman (Dio come energia onnipervadente ed impersonale) e, infine, Bhagavan (Dio come persona).

I Veda, o testi sacri, hanno come scopo finale quello di rivelare all’uomo, in ogni sua particolarità, proprio questa verità suprema.
Lo yoga è lo strumento pratico per realizzarla. In questo senso, appunto, lo Yoga viene utilizzato esclusivamente come metodo scientifico per raggiungere la perfezione, che secondo la cultura vedica consiste nel realizzarsi spiritualmente tramite la ricongiunzione od unione del piccolo sé spirituale (l’Io) con il grande Sé spirituale (Dio).

Quando praticate lo Yoga, voi non state solamente eseguendo delle forme per apparire più belli, ma siete a un passo da un collegamento più profondo, poiché questa Scienza dello Spirito è uno sguardo diretto verso l’Assoluto, la Personalità Suprema che risiede nel cuore di ognuno di noi. Esso dovrebbe insegnarci a controllare le nostre emozioni e rivolgerci a qualcosa di più grande, oltre Instagram o il business delle mode del momento.

Questo articolo, che è un piccolo spunto da cui partire per addentrarsi in una Conoscenza molto più ampia, ha lo scopo di incuriosirvi, di spingervi a riflettere per andare oltre la superficie. Per millenni, oserei dire per milioni di anni, lo Yoga è stato il ponte tra l’anima incarnata e Dio.

Di seguito un passo contenuto nello Srimad Bhagavatam (Opera composta dal compilatore dei Veda Rsi Vedavyasa).
Dal terzo libro, discorso 28 (edizione Il Punto d’Incontro, a cura di Sergio Peterlini).

“Il Signore continuò: Ti rivelerò ora, o principessa, il carattere dello Yoga, con qualche oggetto su cui portare l’attenzione, praticando il quale la mente viene purificata e prende il sentiero divino. Fare il proprio dovere al meglio della propria abilità e evitare atti proibiti; rimanere appagati con qualunque cosa si ottenga dalla provvidenza, adorare colui che ha realizzato il Sé e cessare quelle attività connesse con il perseguimento dei meriti religiosi, possessi mondani e piaceri sensoriali; prendere, invece, delizia nei doveri che tendono alla Beatitudine finale, assumere cibo puro in quantità misurata (i testi dicono 2/4 del proprio stomaco con cibo, un quarto con l’acqua e l’altro quarto dovrebbe rimanere vuoto per il libero passaggio dell’aria); dimorare permanentemente in un luogo che non è soltanto isolato, ma anche libero da disturbi; praticare la non-violenza (in pensiero, parole, azioni); dire la verità, astenersi dal furto, limitare i propri possessi a ciò che rappresenta i propri bisogni fondamentali; astenersi da rapporti sessuali, praticare austerità (tapas), osservare purezza di corpo e mente, studiare i Veda e altri Testi Sacri; adorare la Divinità, osservare il silenzio, acquisire stabilità con la fermezza nelle asana, controllare il proprio respiro gradualmente, ritirare i propri sensi dai loro oggetti e dirigerli verso il cuore con l’aiuto della mente; fissare la propria mente e il proprio Prana su qualunque Cakra nel corpo, contemplare senza interruzione i passatempi del Signore Visnu e, per mezzo di ciò, calmare la propria mente.
“Con questi e altri metodi (castità, digiuni etc.) si dovrebbe diligentemente controllare il respiro e poi, gradualmente, la mente con l’aiuto dell’intelletto e applicarla alla contemplazione divina. Avendo controllato la propria posizione, si dovrebbe disporre un seggio (consistente di erba Kusha, pelle di Daino etc.) in un posto immacolato. Sedendo là in posizione comoda, tenendo il corpo eretto, si dovrebbe praticare il controllo del respiro. […]
“Quando la mente viene purificata e concentrata dalla pratica dello Yoga, si dovrebbe meditare sulla forma del Signore con lo sguardo fisso sulla punta del naso. Il Signore (Krishna/Visnu) ha un viso radiante come il loto, gli occhi come l’interno di un loto e un corpo scuro come i petali di un loto blu; ha una conchiglia, il Cakra e la mazza in tre delle Sue mani. Attorno ai fianchi ha uno splendente pezzo di seta gialla, ha il marchio dello Srivatsa (un ricciolo di capelli bianchi) sul Suo petto e ha la brillante gemma Kaustubha appesa al collo. Attorno al collo ha anche una ghirlanda di fiori ed è ulteriormente adornato con una collana di perle e una corona, un paio di braccialetti e delle cavigliere. Con una cintura attorno ai fianchi, Egli si erge nel loro del cuore del devoto, affascinante a guardarsi, sereno, con un aspetto che rallegra l’anima e gli occhi di chi Lo scorge.
“Eternamente giovane, ha un aspetto affascinante, sempre salutato con rispetto dall’intero universo. […] In questo modo si dovrebbe meditare sulla forma integrale del Signore fino a che la mente non si muove più.”

sebbene sia difficile, oggigiorno, seguire questi precetti, credo che sia anche compito nostro approfondirli e misurarci con essi, al fine di espandere la nostra consapevolezza.

In conclusione, lo Yoga è uno sguardo verso Dio. Un’importante unione con l’Assoluto.

Marco Valvo in collaborazione con Marcello Iori

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