Pinocchio e i Segreti Nascosti nelle Favole

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Pinocchio e la mistica nelle favole.

Alcuni di noi non sono al corrente del fatto che molte delle favole popolari hanno dei significati e trasmettono dei messaggi molto più profondi e significativi di quanto ci è stato raccontato.

Prendiamo brevemente in esame la favola di Pinocchio scritta dall’autore Carlo Lorenzini, conosciuto come Carlo Collodi – sebbene non sia stato accertato, si pensa che Collodi abbia fatto parte dell’ordine della massoneria, e certamente, grazie agli studi di filosofia e l’accesso all’Indice dei Libri Proibiti dalla Chiesa Romana, doveva essere un buon conoscitore di tale materia, dato che tra quei testi apparivano nomi e scritti di noti iniziati.

Collodi tramite le avventure del celebre Pinocchio ci vuole trasmettere verità che vanno ben oltre la semplicistica morale delle conseguenze che possono verificarsi se si dicono bugie. Studiosi affermano che Pinocchio non sia altro che una fiaba a sfondo cristiano (che di per sé ha già molto di esoterico).

Pinocchio è un burattino di legno diverso da tutti gli altri perché animato, possiede una coscienza in grado di intendere e di volere. Egli infatti può muoversi e parlare.

La Strada Per il Risveglio, nasce per trasmettere il messaggio universale degli antichi testi Vedici e Taositi, un messaggio che è stato studiato, diffuso e raccontato da molte personalità per tutta la durata della storia umana, che ha inevitabilmente influenzato il pensiero dei grandi filosofi di ogni tempo, i quali siano stati matematici o scultori, scienziati o semplici devoti. Pinocchio, dunque, si inserisce in questo immenso filone di conoscenze ed inevitabilmente, forse anche attraverso l’educazione cristiana ricevuta dall’autore (egli nasce a Firenze nel 1826), ne viene influenzato. In chiave Vedica, la sua Opera rappresenta la condizione dell’anima intrappolata in un corpo materiale. Secondo la mistica esoterica, l’anima è una scintilla di energia superiore alla materia che è anch’essa energia ma considerata inferiore perché priva di consapevolezza.

Pinocchio dipinge fedelmente la condizione di tutti gli esseri viventi incluso l’uomo, cioè quella di spiriti eterni temporaneamente incarnati in un corpo materiale che (essendo composto da materia) obbedisce alle ferree leggi della natura, imponendo all’anima dei limiti e restrizioni che a lungo termine non sono compatibili con lo spirito. Lo spirito nella cultura vedica viene nominato Atman. Tale alchimia tra Anima (o Spirito) e Materia, farà nascere in Pinocchio il desiderio di trascendere i limiti del corpo fisico.

Pinocchio, infatti, vuole diventare un bambino vero (cioè riacquisire la sua vera identità di spirito libero), ma per farlo deve fare i conti con la propria ingenuità e ignoranza, che lo portano ad imbattersi nel gran teatro dei burattini (le forme illusorie della dimensione materiale) e poi abbandonare la strada di scuola (la scuola simboleggia la vera conoscenza) per fare amicizia con due malfattori, il gatto e la volpe: personificazioni di tutte le dinamiche racchiuse nell’ego che in sanscrito viene chiamato Ahamkara. Essi propongono la strada facile per il successo.

Ignorando gli avvertimenti del grillo parlante, cioè della coscienza, Pinocchio decide di seguirli, e finisce per essere venduto a Mangiafuoco, il burattinaio crudele.

Ma le disavventure di Pinocchio non si esauriscono con la consapevolezza di essere stato ingannato e schiavizzato dalla promessa di facili guadagni. Poco dopo infatti incontra Lucignolo che qui rappresenta le influenze esterne malsane o di cattive compagnie, il quale lo invita ad accompagnarlo nel Paese dei Balocchi, luogo dove i bambini possono bere, fumare e distruggere qualsiasi cosa a piacimento.

Il Paese dei Balocchi, in chiave esoterica, simboleggia la vita profana fatta d’ignoranza, ricerca della gratificazione immediata e soddisfazione degli impulsi più bassi. Pinocchio inizia così la sua trasformazione in asino, in termini esoterici si avvicina al lato del sé più bestiale.

Dopo mille disavventure, il nostro Protagonista riesce ad uscire dal buio dell’ignoranza. Emerge dal ventre della “balena” trasformato. Ora è un bambino vero, un’anima che ha spezzato le catene della vita materiale per abbracciare il suo sé superiore. La Grande Opera è stata compiuta.

Pinocchio esce dalle prigioni che lo tenevano legato alla sua forma di legno, solo grazie alle dure esperienze della vita, al condizionamento dell’esterno, alla continua ricerca di qualcosa che mai lo soddisfa. Infine Pinocchio fugge dalla bocca del Pescecane salvando la vita del suo creatore. Dopodiché rinuncia ad un vestito nuovo e manda dei soldi alla Fatina che era ricoverata in ospedale.

Il Falegname Mastro Ciliegia e la Fatina rappresentano i reali benefattori di Pinocchio, il primo gli permette di nascere, avere una forma, l’altro di trasformarsi e poi realizzarsi. La vera trasformazione di Pinocchio avviene solo dopo che egli, finalmente, decide di servire la vera fonte della sua esistenza, i suoi veri benefattori, lasciando andare tutto il resto. Questo è un servizio che nei Veda viene definito Bhakti Yoga, cioè un servizio di amore e devozione al Dio creatore (RadhaKrishna).

Una volta trasformato in umano, egli vedendosi allo specchio chiede a Geppetto che fine avesse fatto quell’altro, il burattino di legno.

“Eccolo là!”, gli rispose allora Geppetto, “quando i ragazzi da cattivi diventano buoni, cambiano vita ma anche aspetto!”

Marco Valvo in collaborazione con Marcello Iori

 

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