Qual è l’opportunità mancata? Plastic Free Effect

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Sai che cosa abbiamo mancato durante questi due anni (2019 – 2020)?

L’occasione di cambiare veramente.

E non parlo di cambiare come persone, perché ognuno fa quel che può, con la consapevolezza che ha. Ma i governi avrebbero dovuto attuare delle azioni al fine di portare la nostra società ad un altro livello.

L’emergenza Covid19 andava sedata. Benissimo. Non entrerò nel merito della questione, poiché l’articolo non vuole discuterne.

Tuttavia, a fronte dei soldi che sono stati stanziati per sanare una situazione drammatica, mi sono fatto un paio di domande, e ho avuto modo di realizzare delle riflessioni.

Chiamiamola Utopia, e lo capirei. Forse è proprio così.

Come avrai avuto modo di vedere, il nostro blog si interessa ai temi del benessere e delle filosofie orientali, cercando di introdurle secondo una nuova visione, che poi è una proposta.

Perché proposta?

La società in cui viviamo, che è formata da micro e macro società al suo interno, è ciò che comunemente pensiamo sia la sola possibile.

Io ho capito che non potrebbe essere più falso.

La società è come la “plasticità” del cervello, può modellarsi, può essere diversa, imparare e fare nuove cose.

La società in cui viviamo, in poche parole, non è l’unica possibile.

Stiamo andando in contro ad anni duri, e sarebbe sbagliato dire che la Pandemia sia l’inizio, perché prima di tale evento ne sono accaduti molti altri, in parte potenziati a causa dei cambiamenti climatici, e in parte a causa delle guerre.

Bisogna sapere che se un uragano di livello cinque, cioè nella sua massima potenza, sia cosa normale, da qualche anno gli scienziati stanno valutando la possibilità di introdurre una nuova categoria, di livello sei, vista la potenza che certuni hanno dimostrato (Irma, Katrina/Katia, Lorenzo, Dorian, etc.). Le calamità diventano più violente e distruttive, potenziate dai cambiamenti climatici. Più ci avvicineremo alla soglia dei +2 °C, e più gli eventi naturali (e fanno parte anche virus e batteri) diventeranno minacciosi. Ne ho già discusso in un precedente articolo, qui trovi maggiori info.

Di fronte a questi fatti, di fronte al continuo appello di scienziati e attivisti (spesso denigrati), che cosa fanno i governi?

C’è da dirlo. Stiamo vivendo una profonda crisi di identità. C’è la ricerca del lavoro, che spesso è snervante, ingiusta e altre volte magari soddisfacente. Milioni di persone, nei paesi ricchi, sono disoccupati. In un mondo che tecnologicamente cambia in fretta, le aziende richiedono sempre più persone con specifiche qualifiche o abilità. E non tutti stanno al passo. L’idea di lavorare in ditta fino alla pensione, ormai fa parte di storie leggendarie o per pochi eletti.

Specializzazione, insomma.

Imparare a fare coding. Imparare a vendere corsi. Imparare i segreti del digital marketing. Insomma, imparare skills che ci permetteranno di lavorare nel mondo del digitale.

Per qualcuno dover guardare a questi cambiamenti è davvero stressante, lo è stato anche per me.

Spero che chiunque legga le nostre pagine, trovi sempre la forza per guardare avanti con speranza anche a fronte di simili difficoltà. Viviamo in un mondo pieno di opportunità, verissimo, ma è anche un mondo molto competitivo, e dunque c’è da fare uno sforzo in più (o magari uno in meno) per dare una direzione alla propria vita.

Ebbene. Quello che abbiamo mancato, e che mancheremo, è l’opportunità di dare una svolta alla vita di tutti.

I governi avrebbero dovuto usare questo tempo per pensare anche al dopo-pandemia.

Tra qualche mese ricominceremo la vita-di-prima, forse anche peggio di prima.

Durante la pandemia, soprattutto l’anno scorso, molti dicevano che questo evento traumatico ci avrebbe cambiato, ma non ha fatto altro che creare nuovi business e arricchire chi già lo era.

Dico: va bene.

Il punto è un altro, e finalmente lo espongo.

C’è ancora qualche mese prima che l’inferno del lockdown venga abbattuto.

Si può ancora fare molto.

Perché è già stato pronosticato che gli anni futuri vedranno arrivare altre pandemie e avversità: i cambiamenti climatici sono eventi di cui seriamente dovremmo preoccuparci, ma non esclusivamente, dobbiamo puntare la nostra attenzione anche a quello che compriamo. Insomma, fare scelte diverse.

Non giudico chi vuole tornare alla vita-di-prima, perché anche io non vedo l’ora di uscire con gli amici per andare al pub a bere una birra, o giocare a bowling, al cinema, al ristorante con la fidanzata/o, etc.

Quello che mi sono chiesto è perché i governi, a fronte delle centinaia di richieste da parte di scienziati e attivisti, non abbiano usato questo tempo per introdurre all’interno della società dei veri cambiamenti. Era il tempo giusto.

Alcune delle proposte che mi sono venute in mente.

  • Pub, ristoranti e supermercati PLASTIC-FREE (con l’obbligo di introdurre opzioni Vegan friendly);
  • Incentivi più portanti per scambiare la propria macchina a diesel/benzina con una elettrica (in Italia c’è un piano che prevede fino a 8 mila euro di incentivi);
  • Iniziare a convertire le industrie della carne e del latte in fattorie biologiche per la produzione di alimenti di prima necessità per i paesi poveri e per la produzione di carne alternativa (vedi Beyond Meat);
  • Fermare la pesca indiscriminata per permettere il ripopolamento dei mari (inclusa la pesca di pinne di squalo etc.)
  • Arrestare la continua cementificazione, pianificando un nuovo tipo di casa/palazzina a energia rinnovabile (solare etc.) a costi sociali, accessibile anche alla classe media.
Beyond Meat

Sebbene possa sembrare pazzia, e di fatto all’inizio ho utilizzato la parola UTOPIA, ciò che ho esposto sarà pressoché il passo che inevitabilmente le società saranno costrette a fare.

Il punto è: lo faranno in tempo o quando sarà troppo tardi?

La verità è che Covid19 ci ha lasciato del tempo per riflettere sulle sopraindicate questioni, non all’inizio ovviamente, c’erano davvero troppe cose a cui tener testa, e lo capisco. I governi si sono trovati in difficoltà, e tantissime persone hanno perduto la vita. Sofferenza, confusione e aspettative.

Ma adesso?

Adesso, di fronte a una imminente riapertura, di fronte a ciò che accadrà quando la macchina-multi-società riprenderà a macinare chilometri come il-prima, non sarà forse troppo tardi cambiare a quel punto?

C’è un’isola di plastica che galleggia nell’oceano Atlantico ed è grande quanto l’Europa. L’abbiamo costruita noi, con le nostre scelte l’abbiamo messa lì.

Tra 20 o 30 anni sarà grande quanto l’America, e un giorno, qualcuno dei figli dei nostri figli, si sveglierà non trovando più una spiaggia pulita dove fare il bagno, perché quell’isola che oggi è come l’Europa, avrà coperto l’oceano.

Io credo che se solo i governi lo volessero, potrebbero aiutare pub, ristoranti e (soprattutto) supermercati a non utilizzare più plastica (usata per conservare ed esporre prodotti, coperture, cannucce, bicchieri, take-away etc). E sarebbe un processo anche abbastanza veloce.

Plastic Free significherebbe molte cose, come ad esempio un minor uso di combustibili fossi, poiché essa viene ricavata dal petrolio e dal metano. Inoltre non è biodegradabile, ma solo riciclabile. La plastica impiega millenne anni per degradarsi nei mari, ciò significa che abbiamo condannato una parte del nostro futuro e del nostro pianeta a una simile minaccia.

Così, guardo a questa nostra società con un velo di tristezza, poiché mi rendo conto che come specie animale siamo qui per “sopravvivere” in una terra ricca e ospitale, e invece ci siamo ridotti a voler essere solo consumatori per il piacere di intrattenere o essere intrattenuti, mettendo a rischio quel principio unico che ha reso bellissimo questo mondo, e che ora, perdendolo, lo renderà una terra piena di spazzatura.

Marcello Iori

 

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