Star Wars: la mistica dei Jedi, delle spade laser e dei chakra.

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Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul fatto che George Lucas avesse attinto da antichi testi vedici per trarre inspirazione su quello che poi sarebbe diventato uno dei franchising cinematografici più famosi al mondo, ovvero Star Wars, consigliamo la lettura dei Veda indiani come il Mahabharata oppure il Ramayana, che risalgono almeno a 5000 anni fa, e che narrano di guerre tra popolazioni di diversi mondi.

Proprio come in Star Wars, in cui abbiamo una scissione tra due fazioni, quella dei Jedi devoti al lato chiaro della forza, e quella dei Sith adepti del lato oscuro, anche negli antichi testi vedici ritroviamo questa dualità tra Sura, esseri difensori del Dharma (il codice divino), e gli Asura, esseri che non rispettano queste leggi e i precetti morali.

L’ordine degli Jedi è composto da guerrieri che hanno una speciale sensibilità con la forza, in particolare l’Aspetto Chiaro, sono servitori della pace e difensori della galassia.  Anticamente questo ruolo era assegnato agli Kshatriya, la classe guerriera per eccellenza il cui unico scopo, analogamente a quello dei Jedi, era di preservare l’armonia e il rispetto del codice divino o Dharma. Gli Kshatriya, la casta appena inferiore ai Brahmana (saggi eruditi), a cui appartengono i Re (i Maharajah), utilizzavano tecniche di Yoga e arti marziali di cui è un esempio il Kalaripayattu, l’arte marziale del Kerala.

Nei film di Star Wars, e anche nella letteratura di questo epico fantasy, troviamo che sia gli Jedi che i Sith utilizzano (anche se con modalità diverse) varie tecniche di meditazione al fine di raffinare le loro percezioni, connettersi con la Forza e incrementare il loro potere mistico.

Similmente, gli kshatriya che, contrariamente agli Jedi, sono realmente esistiti, oltre a praticare tutte le arti marziali tradizionali, si concentravano sull’aspetto mistico e spirituale; dalla meditazione alla respirazione per lo sviluppo delle energie sottili, dalla concentrazione al controllo dei sensi, alla pratica dei mudra, dal forte senso del dovere nel seguire un codice morale, all’immenso rispetto dovuto al proprio maestro, dal canto dei mantra e in particolare della sacra sillaba OM e molto altro ancora.

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Le arti marziali hanno origine dagli antichi Veda
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In questi testi antichi ci vengono presentati episodi di guerre e combattimenti tra vari personaggi su aree che potevano interessare intere galassie. Prendiamo come esempio la storia di Hiranyakashipu, re degli Asura che perseguitò suo figlio Pralada a causa della sua devozione verso il dio Vishnu (Visnu è la trasposizione Starwarsniania della forza, l’entità vivente, energia cosciente omnipervadente che mantiene l’equilibrio dell’universo). Questo potentissimo Re era noto per aver preso sotto il proprio dominio diversi mondi, inclusi quelli dei Deva, cioè gli esseri celestiali che risiedono nei pianeti superiori, perché abitati da personalità in prevalenza aderenti ai principi del Dharma o leggi cosmiche dell’armonia. Difatti, secondo l’antica cosmologia vedica che prevede molteplici universi composti da miliardi di galassie e pianeti popolati da un numero altrettanto grande di intelligenze (molte delle quali di gran lunga superiori a quelle dell’uomo), il nostro pianeta terra è considerato un pianeta mediano, poiché popolato da individualità con livelli di consapevolezza mista. Troviamo, quindi, una mescolanza tra il bene ed il male, persone che hanno una mentalità prevalentemente altruista ed altre invece più egoista e così via.

Ma veniamo alle spade laser, le armi per eccellenza dei guerrieri Jedi. Esse sono armi energetiche che utilizzano il potere dei cristalli per funzionare. Nei testi sacri indiani queste armi vengono chiamate in lingua sanscrita tejas astras, che nella sua traslitterazione comunemente accettata (sia in campo lessicale che etimologico) significa armi a energia.

Proprio come nei film di Lucas, queste armi ad energia potevano essere impiegate in circostanze particolari ed erano custodite e utilizzate esclusivamente dalla classe guerriera. È interessante osservare che queste armi antiche erano di diverse forme e tipologie, e alcune menzionate nei testi sacri dei veda potevano addirittura raggiungere una potenza distruttiva in grado di minacciare i pianeti e l’intero universo.

Nell’universo di Star Wars, queste spade laser vengono forgiate attraverso un procedimento in cui il colore della luce laser si ottiene in base allo stato di coscienza del guerriero a cui appartiene. La relazione energetico-spirituale che determina quale colore emetterà il cristallo, riflette fedelmente il sistema energetico dei chakra che a loro volta sono aspetti energetici della coscienza.

I chakra, secondo l’antica conoscenza vedica, sono vortici energetici che interagiscono col corpo fisico per mezzo del sistema endocrino e di quello nervoso; ognuno dei sette centri energetici è associato a una delle principali ghiandole endocrine e a un plesso nervoso.

Ciascun chakra non corrisponde solamente ad alcune parti e funzioni fisiologiche del nostro corpo, ma anche a una specifica area della nostra coscienza. Per esempio, il colore rosso tipico delle spade laser dei Sith, i guerrieri oscuri, è associato al primo chakra chiamato muladhara chakra. Il primo chakra concerne le ghiandole surrenali ed è legato all’elemento terra, riguarda principalmente la relazione con tutto quello che rientra nella sfera della sicurezza e della sopravvivenza fisica come il denaro, le ricchezze materiali, la posizione sociale, la sicurezza che abbiamo in noi stessi etc.

Un altro esempio che riteniamo opportuno citare, è quello della spada laser appartenete alle personalità Jedi più forti, come il gran maestro dell’ordine Yoda (che sia un gioco di parole che si riferisca allo yoga?), oppure del maestro Jedi Qui-Gon Jinn, il cui colore è verde smeraldo. Quest’ultimo colore è associato al quarto chakra, in sanscrito anahata chakra o chakra del cuore, perché posizionato al centro del petto. Mentre i primi tre chakra riguardano principalmente il rapporto che abbiamo con noi stessi, Il quarto chakra è collegato all’elemento aria e all’aspetto delle relazioni con gli altri, di come ci apriamo agli altri, la nostra percezione dell’amore e la capacità di provare compassione e dare amore agli altri. La qualità dell’energia che caratterizza questo chakra è di amore incondizionato, cioè senza condizioni. Da non confonde con l’amore romantico.

In ultima analisi consideriamo il colore blue cielo tipico delle spade laser dei guerrieri Jedi. Questo colore è associato al quinto chakra, posto alla base della gola, collegato all’elemento etere, la cui ghiandola endocrina associata ad esso è la tiroide. Esso riguarda l’espressione di noi stessi e la capacita di comunicare la nostra autentica volontà. E’ anche collegato all’ascolto, all’intuizione, la capacita di seguire la nostra guida interiore e realizzare i nostri obbiettivi armonizzandoci con le forze della natura.

 

Articolo di Marco Valvo, editato da Marcello Iori.

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